30 April 2019

Sulla nuova direttiva del diporto

Sulla nuova direttiva del diporto

A partire dal 18 gennaio 2017 possono essere immessi sul mercato dell’Unione Europea solo unità da diporto e componenti (serbatoi, oblò, timonerie, ecc.) conformi alla nuova direttiva 2013/53/UE. Da tale data, infatti, è cessata la “convivenza” tra la vecchia direttiva 94/25/CE-2003/44/ CE e la nuova 53, cioè il periodo transitorio di un anno entro cui barche e “accessori” potevano essere conformi all’una o all’altra disposizione normativa e venduti senza limitazioni in ambito comunitario. Godono ancora del periodo di transizione, fino al prossimo 17 gennaio 2020, i motori di propulsione ad accensione comandata (AC) fuoribordo con potenza pari o inferiore a 15 kW conformi ai limiti di emissione di gas di scarico previsti dalle vecchie disposizioni, fabbricati da piccole e medie imprese. 

È utile sottolineare che i prodotti esistenti e già presenti sul mercato non sono toccati dalle nuove disposizioni comunitarie. 

Già abbiamo avuto modo di spiegare sulle pagine del nostro blog, che la nuova direttiva 53 non stravolge il quadro legislativo e tecnico introdotto e portato avanti dalla precedente direttiva 94/25 (emendata con la direttiva 2003/44). Gli interventi più significativi, tralasciando alcuni passaggi chiave che riguardano, però, materie più prettamente amministrative, si hanno nel campo delle emissioni inquinanti dei motori marini – con limiti più restrittivi – e nelle innovazioni apportate all’elenco dei requisiti essenziali per la conformità delle unità da diporto, come, ad esempio, l’obbligo delle casse nere di raccolta per i mezzi che dispongono di servizio WC, la specifica dotazione di fanali di navigazione e segnali diurni, la funzionalità dei mezzi di risalita a bordo, qualche integrazione tecnica in tema di stabilità e poco altro ancora. 

Per i nuovi prodotti, cioè barche e componenti che entrano nel mercato (e ciò a partire dal 18 gennaio 2017), c’è poco da dire: devono essere conformi alla direttiva 2013/53/UE e rispettare i requisiti costruttivi, di sicurezza e di protezione ambientale previsti dalla nuova disposizione comunitaria (la nuova direttiva è stata recepita in Italia col decreto legislativo 11 gennaio 2016, n. 5). 

Siccome in giro c’è ancora un certo clima di confusione e incertezza – del tutto normale quando si passa da un contesto normativo a un altro che lo sostituisce totalmente – e qualcuno se ne può approfittare e agire anche in malafede, i diportisti saranno attenti, in caso di acquisto, che la dichiarazione scritta di conformità del fabbricante sia conforme alla direttiva 2013/53/UE. Il documento ha la seguente intestazione: 

Anche i prodotti di serie, cioè unità da diporto e componenti, conformi a un “prototipo omologato” in base alla vecchia direttiva, non possono essere immessi nel mercato UE, da dopo il 17 gennaio 2016. 

Infatti, i certificati dei “prototipi” che si riferiscono alla direttiva 94/25/CE-2003/44/CE, cioè i certificati di “esame CE del tipo, modulo di valutazione B, perderanno anch’essi di validità alla data del 18 gennaio 2017, venendo a decadere definitivamente la direttiva di riferimento. 

I fabbricanti che vorranno proseguire la produzione di serie, ovviamente conforme ai nuovi requisiti della direttiva 53, di un modello già “approvato”, dovranno “aggiornare”, laddove ciò sia possibile, il certificato di base del prodotto e renderlo coerente con la direttiva 2013/53/UE. 

In sintesi, barche e componenti di nuova fabbricazione o, comunque sia, provenienti da Paesi extra UE, a far data dal 18 gennaio 2017, devono essere accompagnati da una dichiarazione di conformità del fabbricante che attesti la corrispondenza del prodotto alla nuova direttiva 2013/53/UE. Salvo quanto detto sopra per i motori fuoribordo fino a 15 kW, nessun’altra eccezione è prevista. 

Infine, ricordiamo che la nuova direttiva 2013/53 ha “rivisitato” le categorie di progettazione delle unità da diporto, svincolandole da qualsiasi riferimento di tipo geografico, sgombrando così il campo da interpretazioni riguardanti la distanza di navigazione possibile dalla costa: valgono esclusivamente le condizioni meteomarine, in base alle quali l’unità è progettata/costruita per navigare in sicurezza e di cui il diportista terrà conto.

La vecchia formulazione

 

Vecchia Formulazione Marcatura - Udicer

La nuova formulazione

Nuova Formulazione Marcatura - Udicer

 

  1. Un’imbarcazione da diporto cui è attribuita la categoria di progettazione A è considerata progettata per venti che possono superare forza 8 (scala Beaufort) e un’altezza d’onda significativa superiore a 4 metri ad esclusione di circostanze anomale come tempeste, tempeste violente, uragani, tornado e condizioni estreme di navigabilità o onde anomale.
  2. Un’imbarcazione da diporto cui è attribuita la categoria di progettazione B è considerata progettata per una forza del vento fino a 8, compreso, e un’altezza d’onda significativa fino a 4 metri, compresi.
  3. Un’unità da diporto cui è attribuita la categoria di progettazione C è considerata progettata per una forza del vento fino a 6, compreso, e un’altezza d’onda significativa fino a 2 metri, compresi.
  4. Un’unità da diporto cui è attribuita la categoria di progettazione D è considerata progettata per una forza del vento fino a 4, compreso, e un’altezza d’onda significativa fino a 0,3 metri, compresi, con onde occasionali di altezza massima pari a 0,5 metri.

Le unità da diporto di ciascuna categoria di progettazione devono essere progettate e costruite per rispettare i parametri di stabilità, galleggiamento e altri pertinenti requisiti essenziali elencati nella direttiva, nonché per essere dotate di buone caratteristiche di manovrabilità.

 

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